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Da: Cecilia Edelstein < Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. >
Oggetto: [cipra-soci] Ancora una vittima in un SPDC
Data: 15 agosto 2019 14:14:55 CEST
A: "santi.lagana via cipra-soci" < Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. >

 

carissimi soci,
in questo ferragosto in cui spero che stiate tutti riposando, purtroppo vi giungo con una brutta notizia. Vi copio qua sotto il messaggio postato ieri nella pagina Facebook del CIPRA, per chi non utilizza questo mezzo di comunicazione: 
 
 
"Ancora una vittima in un SPDC, questa volta a Bergamo. Un incendio, la cui origine è in accertamento, ha causato la morte di una giovane di 19 anni, ricoverata nel reparto di psichiatria, 'bloccata pochi istanti prima dell’incendio, a causa di un forte stato di agitazione, dall'équipe del reparto'(L’Eco di Bergamo, 13 agosto 2019). 
Come CIPRA, insieme a Psichiatria Democratica, proveremo a capire la dinamica dell’accaduto e continueremo a lottare perché la pratica della contenzione non venga più utilizzata né mai considerata ’terapeutica’.”
 
 
Vi incollo altresì il comunicato di Psichiatria Democratica che Antonello D’Elia, il presidente e nostro socio, mi ha inviato per diffondere in questa lista e ovunque troverete adeguato.
 
 
Da questo autunno proveremo a costruire una rete di psichiatri contrari alla contenzione meccanica e a quella chimica pesante. Vi terremo aggiornati e qualunque contatto abbiate vi preghiamo di comunicarcelo.
 
Un caro saluto!!
 
Cécile
 

Salvatore Di Fede

Per Psichiatria Democratica la contenzione non è un atto terapeutico e non può più essere consentita.

La drammatica morte di una giovane donna a Bergamo ripropone a noi tutti, operatori della Salute Mentale, la responsabilità di impedire la pratica violenta della contenzione fisica nell'affrontamento della crisi... Si ripetono da tempo gli episodi di maltrattamenti e di eventi tragici nel corso di TSO come di decessi nel corso di contenzioni fisiche: gli uni e gli altri non sono rubricabili come effetti collaterali o fenomeni avversi di protocolli di cura. Sono, bensì, l'esito di modalità di affrontamento della crisi psicotica che rinunciano all'incontro con l'altro che tutti potremmo essere, con l'altro che non riconosciamo più come umano, e dunque nostro, e che abbiamo ripreso a sentire come diverso, estraneo e quindi pericoloso (e la volontà e responsabilità politica di questa attualissima regressione culturale e sociale non sono certamente estranee a questi accadimenti). 
La deriva manicomiale di queste pratiche coercitive nell'ambito della sanità pubblica non può essere oltremodo sopportata, subita o consentita: Psichiatria Democratica continuerà a lottare perché gli operatori della Salute mentale abbiano le risorse per riaffermare che un altro modo di affrontare la crisi sia sempre possibile e che vengano rispettati i diritti delle persone sottoposte a ricoveri in regime ospedaliero. Il nostro impegno è per impedire che le pratiche di salute mentale che ci hanno liberato dal manicomio siano sostituite da una psichiatria estranea all'umano.

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